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Sertralina o Mirtazapina per la depressione nella demenza


La depressione è comune nella demenza, ma l’evidenza alla base di un appropriato trattamento non è molto solida.

È stato condotto uno studio per valutare l’efficacia e la sicurezza di due dei farmaci più comunemente prescritti, Sertralina ( Zoloft ) e Mirtazapina ( Remeron ), rispetto a placebo.

Lo studio HTA-SADD ( Health Technology Assessment Study of the Use of Antidepressants for Depression in Dementia ) a gruppi paralleli, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto partecipanti anziani che si sono rivolti a servizi psichiatrici in 9 Centri in Inghilterra.

I partecipanti erano idonei ad essere arruolati se mostravano probabile o possibile malattia di Alzheimer ( durata maggiore o uguale a 4 settimane ) e un punteggio alla scala CSDD ( Cornell Scale for Depression in Dementia ) uguale o superiore a 8.

I partecipanti non erano idonei a essere arruolati se erano in condizioni cliniche critiche ( a rischio di suicidio ), non indicati per il farmaco in studio, in trattamento con antidepressivi, coinvolti in un altro studio.

L’unità dello studio clinico al King's College di Londra ( Regno Unito ) ha assegnato in maniera casuale i partecipanti e in un rapporto 1:1:1 a ricevere Sertralina ( dose target 150 mg al giorno ), Mirtazapina ( 45 mg ) oppure placebo ( gruppo controllo ), tutti con cure standard.

L’esito primario era la riduzione della depressione ( punteggio CSDD ) a 13 settimane ( sono stati anche valutati gli esiti a 39 settimane ).

Diminuzioni nei punteggi di depressione a 13 settimane non hanno mostrato differenze tra 111 controlli e 107 partecipanti assegnati a ricevere Sertralina ( differenza media 1.17; p=0.10 ) o Mirtazapina ( 0.01; p=0.99 ) o tra partecipanti nei gruppi Mirtazapina e Sertralina ( 1.16; p=0.11 ); questi risultati si sono mantenuti a 39 settimane.

I pazienti del gruppo controllo è andato incontro a un numero inferiore di reazioni avverse ( 29 su 111 [ 26% ] ) rispetto ai partecipanti nel gruppo Sertralina ( 46 su 107, 43%; p=0•010 ) o Mirtazapina ( 44 su 108, 41%; p=0•031 ), e meno eventi avversi sono stati classificati come gravi ( p=0•003 ).

Cinque pazienti in ciascun gruppo sono deceduti a 39 settimane.

In conclusione, a causa dell’assenza di beneficio rispetto al placebo e all’aumento del rischio di eventi avversi, l’attuale abitudine di utilizzare antidepressivi, assieme a cure tradizionali, per il trattamento di prima linea della depressione nella malattia di Alzheimer dovrebbe essere riconsiderata. ( Xagena2011 )

Banerjee S et al, Lancet 2011; 378: 403-411


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